martedì 13 settembre 2011

Cavatedda di Vinu Cuttu

Ed eccoci qua dopo più di un mese trascorso tra ferie e lavoro matto e disperatissimo!
L'ultima volta ci eravamo lasciati con la ricetta dei cavatedda di latti, una ricetta tradizionale siciliana. Come vi avevo detto quello stesso giorno abbiamo fatto anche i cavatedda di vinu cuttu ed oggi vi do, più che la ricetta, le indicazioni sul procedimento. Mia nonna fa tutto a occhio e cuoce nel forno a legna quindi non so dirvi nè le dosi nè la temperatura di cottura :) Considerate questo post una sorta di appunto di antropologia culinaria! Vi chiedo anche scusa per le foto, non rendono bene l'idea; pazienza!
Cos'è il "vinu cuttu"? come sapete in Sicilia ci sono tantissime piante di fichi d'India che tra l'altro venivano usate come delimitatori di terreni (quando ancora non c'era il filo spinato) e per ridurre gli smottamenti del terreno nelle zone scoscese. I fichi d'India fruttificano in estate dando vita a frutti colorari (verdi, rossi, gialli, bianchi) esternamente ricoperti di spine e internamente pieni di semini. Ma sono dolcissimi e succosi! Oltre a essere consumati freschi, se ne estrae in succo e lo si conserva. Il vinu cuttu è appunto il succo di fichi d'India bollito e ristretto fino a 1/3 del suo volume originario. Il procedimento è lungo e faticoso ma il risultato ripaga! I fichi d'India vengono sbucciati e fatti sobbollire in poca acqua, la polpa ottenuta viene messa all'interno di canovacci di cotone che vengono strizzati in modo tale da far uscire il succo e trattenere i semini (e ci vuole tanta forza per strizzare questi canovacci!). Il succo ottenuto viene poi fatto bollire per 5 o 6 ore fin quando non si restringe fino a restarne solo 1/3. Il succo ottenuto viene poi conservato in barattoli di vetro che lo rendono disponibile durante tutto l'anno.
Vediamo cme si fanno i cavatedda di vinu cuttu

Ingredienti:
-Vinu cuttu
-zucchero
- farina bianca
- mandorle tostate.

Procedimento:
In una pentola versate il vinu cuttu, aggiungete un pò di acqua e un pò di zucchero. Assaggiate per essere sicuri che la dolcezza sia quella che desiderate.


Iniziate ad aggiungere la farina setacciata e mescolate continuamente. Aggiungete la farina fino a quando l'impasto non inizierà a staccarsi dalle pareti della pentola. A questo punto levate dal vuoco e versate l'impasto su una spianatoia infarinata. Cominciate a lavorare la pasta in modo tale da ottenere un'unica palla di impasto perfettamente liscia all'esterno. In questa fase bisogna stringere i denti: l'impasto è molto caldo ma bisogna lavorarlo un pò!
Iniziate a staccare dalla forma madre porzioni di impasto e inizate a lavorarle per ottenere lunghe strisce di impasto cilindriche dello spessore di  1,5-2 cm. Tagliate queste strisce a pezzetti lunghi 5 cm e cavateli con le mani (poggiate indice, medio e anulare sull'impasto, esercitate una leggera pressione facendo rotolare l'impasto verso di voi: si creerà un cavato!) Se volete potere fare quest'ultima operazione poggiando l'impasto su una grattugia: in questo modo la parte esterna sarà decorata.
Poggiate i cavati su una teglia e infornate. Non ho idea della temperatura perchè mia nonna usa il forno a legna. Sicuramente siccome devono asciugare e non cuocere la temperatura deve essere bassa per far evaporare l'acqua in eccesso ma non bruciare l'esterno.



Dopo averli infornati (mia nonna mi pare li abbia tenuti circa un quarto d'ora) si saranno leggermente rimpiccioliti e saranno un pò più scuri.



A questo punto bisogna riscaldare un altro poco di vinu cuttu con un goccio di acqua (serve per bagnare esternamente i cavatedda) e tostare le mandorle e triturarle grossolanamente.
Versate i cavati nella pentola in cui avete riscaldato il vinu cuttu e amalgamate per qualche istante, fin quando tutti i cavati non si saranno ben ricoperti di  vinu cuttu. Impiattate e cospargete con le mandorle tostate. Si mangiano prendendoli a uno a uno con uno stuzzicadenti o una forchetta da un unico piatto centrale.



Non so se rifarete questa ricetta ma vi auguro buon appetito!

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